COI PIEDI NELLA SABBIA – Sui sentieri dell’antico-moderno Carignano del Sulcis

Coi piedi nella sabbia

Sui Sentieri dell'antico-moderno Carignano del Sulcis

Tratto da: The Art of Wine n° 5 > 2025 – I valori del tempo

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TXT Andrea Amadei – Ph. Alessandro Toscano – Illustrazione: Andrea Amadei
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20 milioni di anni fa questo angolo di terra nell’estremo sud-ovest della Sardegna emergeva dagli oceani primordiali, si staccava dalle odierne terre spagnole e francesi e pian piano si collocava al centro di quello che conosciamo come Mar Mediterraneo. Molte sono le tracce che raccontano la lunghissima storia sulcitana, a partire dai trilobiti di Canalgrande (ancestrali forme di vita) e dall’infinita ricchezza mineraria di questi luoghi, sfruttati fin dagli Antichi Romani che qui mandavano la gente condannata “ad metalla” (ai lavori forzati in miniera). Dopo di loro fu la volta dei Pisani, delle industrie del Nord Europa e infine del Regime Fascista e dello Stato Italiano. Miniere metallifere e carbonifere, antiche e moderne restaurate, messe in sicurezza e aperte al pubblico con la creazione del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna e successivamente collegate, nel 2016, dal Cammino Minerario di Santa Barbara su idea dell’indimenticato Giampiero Pinna.

Il Cammino, intitolato alla Santa protettrice dei minatori, ripercorre i vecchi sentieri e le vecchie ferrovie minerarie. L’itinerario è lungo 500 km e ha una struttura ad anello con partenza e arrivo a Iglesias. È diviso in trenta tappe, più e meno impegnative, che comprendono anche le isole di Sant’Antioco e San Pietro (Carloforte). Si può percorrere a piedi, in bicicletta oppure a cavallo e in qualsiasi mese dell’anno. Basta rivolgersi alla Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara tutte le informazioni e organizzare il percorso. Il tragitto conduce a panorami mozzafiato, grotte antichissime e siti di archeologia preistorica o industriale, attraversa paesaggi di ogni tipo, spiagge bianche bagnate d’azzurro, monti e colli ricoperti di lentischi e sughere, boschi di pini marittimi, distese di macchia mediterranea e, lungo tutto il tratto a sud-ovest, vigneti secolari ad alberello che affondano le radici in una sabbia fine come borotalco.

Le tappe del Cammino che intercorrono fra Nuxis a Nuraxi Figus, toccano i comuni del Carignano del Sulcis Doc e dal percorso principale si diramano i Sentieri del Carignano che conducono alle cantine. Le viti di questi luoghi sono tra le poche al mondo rimaste integre. “A piede franco”, si dice quando fusto e radice sono un’unica pianta. Si stima che i vigneti a piede franco oggi rappresentino solo il 5% del patrimonio viticolo mondiale, un tesoro inestimabile. Hanno tronchi spessi e sinuosi e sono generalmente allevate con forme arcaiche legate alla storia viticola e ai climi dei luoghi, come l’alberello. Costituiscono vigneti spesso secolari e hanno radici molto profonde. Danno pochi grappoli ma di eccelsa qualità, equilibrati e ricchi di sapore. Si trovano solitamente su suoli sabbiosi. “L’associazione francese Francs de Pied, sostenuta dal Principe Alberto II di Monaco, sta mappando questi vigneti e l’Unesco sta valutando se dichiararli Patrimonio dell’Umanità e creare un bollino da apporre sulle bottiglie” ci informa Erica Verona referente per il Sulcis del Comitato Italiano per la Tutela del Piede Franco.

Sembra di camminare un pezzo di Eden quando, attraverso i sentieri del Carignano che si diramano dalla prima tappa, si giunge alle vigne in cui si produce il Carignano DOC. Accarezzate dal Libeccio e rinfrescate dal Maestrale, cinte da basse colline coperte di macchia guardano da secoli il mare del sud ovest della Sardegna.

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